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PROSSIME ATTIVITA'

 

28 maggio 2012 ore 20.45. Calogero Germanà, Questore di Piacenza, ospite a FIRE

Calogero Germanà, nato a Catania il 29 aprile 1952, è entrato in polizia nel 1979 ricoprendo poi diversi prestigiosi incarichi.

Nel corso della sua lunga carriera, Calogero Germanà ha diretto diverse importanti operazioni di polizia giudiziaria: ONIG, settembre 1994, in collaborazione con l’FBI, conclusasi con la cattura, tra l’Italia e gli USA, di oltre 110 mafiosi responsabili di traffico internazionale di sostanze stupefacenti; "Uno bianca" a Bologna e sequestro Soffiantini.

Ha ottenuto numerosi premi ed encomi solenni per meriti di servizio. In particolare, nel 1992 è stato promosso 1° dirigente per merito straordinario per aver saputo respingere un vile attentato che "cosa nostra", per voler di Totò Riina, gli aveva teso a Mazara del Vallo.

Dal 1986 al 1992 è stato stretto collaboratore del compianto procuratore Paolo Borsellino.

Scarica il volantino dell'incontro

ULTIME ATTIVITA'

Lunedì 14 maggio 2012. Secondo incontro del modulo di gestione dell'ansia con Francesca Pepe

Durante il secondo incontro del modulo di gestione dell'ansia la dott.ssa Pepe ci ha proposto alcune tecniche di gestione dell'ansia sulle quali abbiamo potuto fare anche piccole esercitazioni pratiche.

Nella gestione dell'ansia è fondamentale lavorare su aspetti mentali e fisici. Per quanto riguarda gli aspetti mentali occorre:

  • evitare i pensieri limitanti;
  • lavorare sulla propria autostima;
  • lavorare sui propri obiettiivi.

Sul piano pratico abbiamo visto le tecniche:

  • spostamento della focalizzazione della nostra attenzione: si tratta di impegnare la propria mente nel descrivere mentalmente particolari dell'ambiente che ci circonda al fine di distogliere l'attenzione da quanto in quel momento ci genera ansia;
  • contrazione muscolare progressiva e successivo rilassamento muscolare: serve a scaricare la potenza muscolare generata dal meccanismo "combatti o scappa";
  • respirazione quadratica: è utile per normalizzare il ciclo di respirazione e contrastare l'affanno generato dal meccanismo "combatti o scappa".

Infine abbiamo concluso con una rassegna di falsi miti sull'ansia cui è possibile fornire delle risposte:

  • non si può fare nulla contro l'ansia, perchè dipende dalla personalità: è vero che ci sono persone più o meno predisposte, ma imparare a gestire l'ansia è possibile;
  • alcune persone non hanno paura di nulla: ricordiamo che l'ansia ha un'origine funzionale, quindi è bene sperimentare questo stato, tuttavia come appena detto è importante conoscersi e saperlo controllare;
  • l'ansia è una emozione negativa che bisognerebbe riuscire a non provare mai più: come abbiamo detto più volte eliminarla equivale a privarci di un fondamentale campanello di allarme;
  • è un segno di debolezza, bisogna ingnorarla e andare oltre: ignorare l'ansia è il modo migliore per farla aumentare;
  • o si è ansiosi o non lo si è: tutti siamo ansiosi, ciascuno ha differenti livelli di attivazione e gestione dell'ansia;
  • rilassarsi è da pigri, non fare nulla è improduttivo: è importante avere momenti in cui scaricare la tensione e focalizzarsi su se stessi.

Lunedì 7 maggio 2012. Primo incontro del modulo di gestione dell'ansia con Francesca Pepe

Il primo incontro del modulo di gestione dell'ansia, tenuto dalla dott.ssa Francesca Pepe, è iniziato con un breve spezzone di un film di Fantozzi che ci ha mostrato dove si può arrivare perdendo il controllo delle proprie emozioni.

La teoria inizia da un distinguo tra ansia e stress. Lo stress nasce dall'ambito della fisica (un materiale sottoposto a tensioni e sforzi perchè qualcosa agisce con forza su di esso), passa in medicina negli anni '40 del secolo scorso ad opera dell'endocrinologo Hans Selye per indicare una situazione automatica, generalizzata, sistematica, aspecifica. Sottoposto a stimoli il nostro corpo ha una reazione organica: battiti cardiaci accelerati, respirazione affannata, messa in circolo di adrenalina, attivazione del meccanismo "combatti o scappa".

Selye ha elaborato la Sindrome Generale di Adattamento (SGA) allo stimolo esterno che è suddivisa in tre fasi: fase di allarme (prima percezione dell'evento stressante), fase di resistenza (persistere delle condizioni di stress), fase di esaurimento (alla quale non si deve arrivare in quanto negativa).

Lo stress può essere esemplificato con un allarme antincendio che suona, si attiva il "combatti o scappa", l'ansia è la spiegazione che una persona che ha subito un segnale di stress si dà per rispondere a quanto sta accadendo.

Lo stress è la reazione immediata dell'organismo ad una situazione percepita come di pericolo (risposta fisiologica), l'ansia è l'elaborazione cognitiva personale dello stress rispetto alla percezione del pericolo (elaborazione mentale). Anche l'ansia in partenza è positiva perchè ci mette in avviso (ha dunque un aspetto funzionale). L'ansia non si può eliminare e searebbe uno sbaglio cercare di eliminarla perchè serve per proteggerci, occorre imparare a gestirla.

La minaccia principale che genera ansia è l'ipotesi che il nostro obiettivo fallisca. Abbiamo due tipi di ansia: ansia utile (pericolo concreto: se ho un esame fra due settimane e sono a metà programma è bene avere ansia), ansia inutile o disfunzionale (pericolo non concreto: il giorno dell'esame ho una paura tremenda anche se ho studiato bene).

Lunedì 16 aprile. Corrado Marconi ospite a FIRE

L'incontro con Corrado Marconi è sicuramente difficile da raccontare per la ricchezza dell'esperienza umana e professionale del nostro ospite.

La laurea all'inizio degli anni ’90 in un periodo in cui le opportunità per un neolaureato erano moltissime, in quanto le più grandi aziende italiane venivano in università per selezionare alcuni studenti per fare loro un contratto già dal termine degli studi. Così venne selezionato da Procter & Gamble dove trascorse un anno occupandosi del marketing di Dash, ma la chimica non era il suo settore e tra gli curricula che aveva precedentemente mandato ottenne risposta dalla Barilla dove entra alla fine del 1991.

Quello era il momento in cui il Mulino Bianco era all’apice del suo sviluppo e Corrado Marconi inizio ad occuparsi del marketing delle merende. Stava nascendo in quegli anni il grande progetto “Prima colazione all’Italiana”. Il gruppo di marketing (biscotti, merende, snack e pani) tutti i lunedì faceva formazione e tra i consulenti vi era anche Edward De Bono. Barilla era la più grande scuola di marketing in Italia di quei tempi. Fu - descrive ancora il nostro ospite - un momento bellissimo che è difficile far comprendere oggi nel contesto attuale, perché in quegli anni tutto ciò che di buono si seminava sviluppava a velocità incredibile.

Corrado Marconi rimane in Barilla 8 anni, per uscirne all'inizio delle fase di internazionalizzazione dell'azienda. Da poco sposato e con il desiderio di stabilizzarsi dopo aver girato il mondo per Barilla andò ad un colloquio in un’azienda di salumi a Modena. E qui inizia l'avventura in Villani Salumi SpA dove, entrato come direttore marketing, ora ne è Direttore Generale.

Molte anche qui le esperienze dal rappporto con l'imprenditore alla spinta sui mercati internazionali, dall'informatizzazione dell'azienda a nuove idee commerciali. Ma quello che Corrado Marconi individua come risultato più importante della sua gestione è la creazione di un clima aziendale.


Lunedì 26 marzo. Secondo incontro del Modulo di Eleganza con l'avv. Alessandro Marelli

Durante il secondo incontro del modulo di eleganza sono stati trattati più specificamente i temi dell’eleganza maschile: dai capi di abbigliamento ai nodi alla cravatta, dagli abbinamenti di colore agli errori più comuni da evitare.

Inizialmente sono stati visti alcuni concetti generali sull'eleganza maschile anche richiamando stilisti di fama mondiale quali Miuccia Prada, successivamente si è visto quale abbigliamento sia più corretto per le varie circostanze e quali capi non debbano mai mancare nel guardaroba di un vero gentleman.

L'incontro si è concluso con una carrellata dei più comuni nodi alla cravatta di cui è stata data dimostrazione pratica consentendo anche ai partecipanti di esercitarsi e apprendere praticamente come realizzarli.

 

Giovedì 22 marzo. Ospite Marco Di Vaio, capitano del Bologna

Marco Di Vaio è attualmente il calciatore simbolo del Bologna, il capitano che nei difficili mesi delle vicende societarie dello scorso anno ha traghettato la squadra verso la salvezza, mantenendo coeso il gruppo al suo interno e con la tifoseria. Non solo, è il n. 30 della classifica dei calciatori che hanno segnato più gol nella storia della serie A e 6° tra quelli che attualmente giocano nella stagione 2011/2012. Per questo non occorre solo un grande talento sportivo, ma una persona dalle qualità umane non comuni.

L’incontro è iniziato con le più classiche domande di ambito sportivo, dal gol più bello, ai sogni giovanili nella Lazio, ma poi le domande hanno spaziato, delle rinunce personali per affermarsi come professionista, ai momenti difficili in cui sembra che la carriera non proceda e ai momenti di riscatto, le stagioni all’estero nel Valencia e nel Monaco e l’arrivo a Bologna. E poi le partite in nazionale, il rapporto in campo e nella vita con giocatori di altissimo livello come Rino Gattuso, Gigi Buffon, Fabio Cannavaro e tanti altri.

Mettere in mostra le proprie abilità cedendo all’egoismo o mettere il talento al servizio della squadra? Qui Marco non ha dubbi, comprende la voglia di farsi vedere di un giovane calciatore – come anche a lui è successo – ma poi con la maturità subentrano altri ragionamenti: “da giovane se segnavo e perdevamo ero dispiaciuto, ma sapevo di essermi messo in mostra, ora se segno ma la squadra perde, quel mio gol non è contato nulla”. Proprio sulla formazione dei giovani calciatori Di Vaio osserva come la difficoltà stia proprio nello spiegare loro che per diventare grandi occorre pazienza, sacrificio e umiltà.

L’incontro si è concluso con un tempo dedicato a scambiare qualche battuta personalmente con Marco e alle foto e agli autografi. Anche qui Marco ha dimostrato grande disponibilità e vicinanza ai ragazzi presenti, sapendo dedicare a ciascuno un momento.

 

12 marzo 2012. Primo incontro del Modulo di Eleganza con l'avv. Alessandro Marelli

Il primo incontro del modulo di Eleganza è stato tenuto dall’avv. Alessandro Marelli e ha trattato nozioni fondamentali sui comportamenti consigliati dal galateo che proprio perché pochi seguono, sono oggi particolarmente apprezzati in un contesto professionale qualificato o in ambito accademico.

Sono stati richiamati alcuni criteri di base utili a determinare quale sia la cosa giusta da fare in svariati contesti relazionali, non solo in ipotesi prevedibili, ma anche ove mancasse una prescrizione esplicita di comportamento o di contegno.

I valori ispiratori dei criteri fondamentali possono essere riassunti in attenzione agli altri, urbanità, understatement, praticità e gusto estetico; infatti non si tratta solamente di saper assumere determinati comportamenti, ma anche di muoversi con naturalezza e di saper mettere a proprio agio i rispettivi interlocutori.

Il primo incontro sarà focalizzato sulle principali regole del bon ton: dal comportamento da tenere quando si è ricevuti come ospiti, al comportamento a tavola, alle accortezze necessarie in occasione di incontri privati o eventi sociali rilevanti che pongano in rapporto con autorità o personalità.

27 febbraio 2012. Ospite il dott. Luca Torricelli

Il 27 febbraio abbiamo avuto come gradito ospite a FIRE Luca Torricelli, giovane imprenditore di soli 32 anni dalla brillante carriera.

Luca Torricelli si diploma nel 1999 e subito inizia a maturare esperienza nell’ambito immobiliare iniziando l’attività professionale di Agente in Affari di Intermediazione Immobiliare, perfezionando alcune intermediazioni nel campo delle compravendite e delle locazioni.

Nel 2004 frequenta la Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi, dove supera a pieni voti il corso di Economia e Finanza delle Costruzioni e del Mercato Immobiliare. Successivamente diventa Responsabile Commerciale di una società operante nel settore immobiliare; in questo periodo oltre a perfezionare importanti intermediazioni, gestisce e/o sviluppa diverse operazioni, tra le più rilevanti quelle per Generali Assicurazioni, Telemaco (Telecom Italia), Sisal e Cattolica Assicurazioni.

Negli ultimi anni si è dedicato inoltre allo sviluppo di Autorizzazioni per lo sfruttamento Idroelettrico di Risorse Idriche, ubicate nel nord Italia e dal 2009 ha iniziato l’attività lavorativa in proprio, prestando assistenza, supervisione, controllo, gestione delle risorse umane, per conto di Investitori, di alcune importanti Gare d’Appalto Private, di ristrutturazione e/o di realizzazione di edifici terra-cielo nel territorio nazionale.

13 febbraio 2012. Ospite l'ing. Vincenzo Piro, direttore operations Corradi SpA

L'ing. Vincenzo Piro è Direttore Operations di Corradi SpA, un gruppo da 350 dipendenti che opera nella progettazione e produzione di sistemi di lusso per outdoor. La progettazione e la produzione sono impostati con logica tale da garantire la consegna delle commesse in tutto il mondo sempre in otto settimane dalla data dell'ordine.

Nel ruolo di Direttore Operations l'ing. Piro si occupa di definizione dell’architettura dell’azienda e delle linee strategiche del business attraverso l’output del CDA nel rispetto della Vision,  Mission e Policies della carta dei valori per custodire “la catena del valore”.

In questo ambito è responsabile dell'emissione, controllo e gestione dei piani strategici, operativi e di trasformazione relativi alle infrastrutture, processi, organizzazione (risorse umane, clima e cultura), produzione e post vendita, stakeholders (interni/esterni) e clienti.

 

30 gennaio 2012. Secondo incontro del modulo di Negoziazione e Gestione del conflitto

Il secondo incontro del modulo di Negoziazione e gestione del conflitto si è incentrato sull'esperienza personale del dott. Enrico Periti nell'ambito della contrattazione nella pubblica amministrazione.

Abbiamo iniziato con una rapida panoramica sulle qualità necessarie per ottenere il cambiamento nelle relazioni sindacali, sottolineando che - in ogni contesto - chi realmente vuole il cambiamento:

  • ha l’obbligo di esporsi dichiarando dove vuole andare e quale ricchezza ulteriore vuole creare per il bene di tutti, altrimenti il progetto rimane suo e non diventa collettivo e condiviso; occorre dunque avere leadership, motivazione e credibilità;
  • deve sapere bene di cosa si sta parlando, con competenza: deve controllare i dati, fare molta analisi, quando parla non deve essere attaccabile;
  • deve contare su una parte pubblica coesa e dotata di forte committment;
  • deve saper capire che persona ha di fronte e capire che partita vuole giocare quella persona;
  • deve muoversi in una logica win-win.

Successivamente abbiamo visto le esperienze del dott. Periti in Univesità Cattolica del Sacro Cuore a Milano e al Politecnico di Torino. Per ciascuna delle due esperienze abbiamo analizzato il contesto locale degli atenei e del managment con particolare attenzione agli elementi di cambiamento in atto per poi focalizzare gli episodi principali delle relazioni sindacali gestite dal nostro docente.

Infine abbiamo analizzato i casi dell'Università degli Studi di Ferrara e dell'Università di Brescia dove attualmente lavora il dott. Periti. A Brescia l'ateneo è nato solo trenta anni fa ed è connotato da un forte committment interno e una chiara volontà di impostare le relazioni sindacali in una logica cooperativa che comporta una certa serenità e pace nei rapporti tra le parti.

All'Università degli Studi di Ferrara il dott. Periti ha condotto un lavoro di forte cambiamento interno in applicazione alle nuove normative che ha portato l'ateneo nel 2011 ad essere insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del Premio Innovazione per la categoria Università con la seguente motivazione: "L’Università fortemente radicata sul territorio si caratterizza per uno stile di leadership diffuso, frutto di un percorso derivante dall’adozione di modelli di Total Quality Management, che ha condotto, attraverso costanti confronti non solo con il personale ma anche con enti, organizzazioni territoriali, studenti e famiglie all’individuazione di obiettivi strategici in linea con la propria missione e visione strategica, nonché allo sviluppo di un cruscotto di indicatori."

 

 

23 gennaio 2012. Primo incontro del modulo di Negoziazione e Gestione del conflitto

Il docente del modulo è il dott. Enrico Periti Direttore Amministrativo dell'Università di Brescia e Presidente del CODAU (Convegno permanente dei Direttori Amministrativi e Dirigenti delle Università italiane) ed è dalla sua viva esperienza di negoziazione e gestione del conflitto, in particolare nel settore pubblico dove ha gestito numerosi processi di cambiamento normativo e organizzativo, che abbiamo appreso nozioni teoriche e pratiche introduttive alla tematica.

La serata è iniziata con alcune definizioni, per poi spostarsi sul tema delle relazioni sindacli con particolare riferimento al contesto pubblico (e le sue differenze rispetto al privato) e un successivo focus sul mondo universitario nell'ambito del quale il docente ha accennato alcuni casi tratti dalla propria esperienza di contrattazione nella pubblica amministrazione.

Per quanto riguarda le definizioni siamo partiti dal constatare che "La vita è una negoziazione continua! E spesso anche un conflitto!" e il conflitto (degenerazione del contrasto) è parte del lavoro quotidiano di tutti. Il contrasto è rappresentato da posizioni diverse su una medesima tematica all'interno di una organizzazione (o - più in generale - di un gruppo di persone). La capacità di gestirlo è una caratteristica fondamentale della professionalità di coloro i quali ricoprono ruoli di responsabilità.

Il conflitto nasce quando si perde di vista l’idea e ci si sposta sulla persona identificando un “nemico” e non semplicemente un’idea diversa. Il conflitto c’è, la cosa importante è saperlo gestire meglio possibile nel minor tempo possibile.

Si ha conflitto quando interessi diversi (contrasto) entrano in relazione competitiva tra loro. Il classico esempio in ambito aziendale è la funzione commerciale versus quella di produzione: la prima deve standardizzare i costi, la seconda deve vendere il più possibile; inoltre non di rado in questi casi entrambi i manager hanno incentivi economici su questi due obiettivi che sono in contrasto e dunque in potenziale conflitto tra loro.

Inoltre si può avere conflitto anche quando vi sono in atto processi di cambiamento i quali mettono in discussione lo status quo che per natura umana è uno stato desiderabile: il nuovo stato cui il processo di cambiamento tende può essere migliore, ma anche peggiore di quello attuale e, in ogni caso, costringe le persone a rinunciare ad alcune sicurezze che ho nello stato attuale.

Il contrasto - dunque - è fisiologico nelle relazioni per cui i contrasti non vanno evitati, ma gestiti affinché non sfocino nel conflitto. E anche il conflitto stesso non deve essere necessariamente evitato! Quando, infatti, si vuole il cambiamento di una organizzazione il conflitto rappresenta - a volte - lo strumento necessario di rottura dello status quo per ottenere un successivo riposizionamento. Quindi possiamo distinguere i conflitti in due categorie: quelli funzionali (innescati, guidati, gestiti) e quelli patologici (non gestiti o alimentati per fini non positivi).

Nella gestione del conflitto non esistono ricette universali, poiché ogni organizzazione ha le sue regole formali e informali, i suoi ruoli ufficiali ed ufficiosi, i suoi tavoli e i suoi corridoi. Quindi le strategie di prevenzione/gestione devono necessariamente adattarsi al contesto locale. Il problema reale per una organizzazione sono i conflitti non gestiti che degenerano.

Successivamente abbiamo visto elementi comuni nel contesto della Pubblica Amministrazione (PA), ed elementi caratterizzanti nello specifico in contesto universitario con particolare riferimento alla situazione del management e del middle management che sono le figure preposte a prevenire e gestire il conflitto. Infine abbiamo analizzato le caratteristiche fondamentali delle relazioni sindacali, strumento per la gestione della contrattazione all'interno di una organizzazione, evidenziando le differenze tra settore pubblico e privato.

 

12 dicembre 2011. Secondo incontro del modulo di Public Speaking

Secondo incontro del modulo di public speaking tenuto dalla dott.ssa Fabriza Neri, coach, trainer and consultant di sviluppo organizzativo e potenziale.

Abbiamo iniziato la serata proseguendo l'esercizio iniziato nell'incontro precedente: divisi in gruppi abbiamo vestito i panni degli addetti di una agenzia di viaggi presentando una destinazione di viaggio alla docente che rappresentava il nostro potenziale cliente. Al termine dell'esercizio abbiamo ricevuto un feedback personalizzato su alcuni aspetti da migliorare della nostra comunicazione in pubblico.

Un principio di fondo della comunicazione non verbale è: "quando gli occhi dicono una cosa e la bocca un'altra l'uomo avveduto si fida dei primi". La comunicazione non verbale è molto importante e dunque a può far percerpire all'interlocutore:

  • accoglienza: tono di voce rilassato, espressione cordiale, gestualità aperta, vicinanza fisica, sorrisi
  • ostilità: tono di voce vuolento, postura aggressiva, distanza fisica, cipiglio
  • sottomissione: tono di voce basso, permettere le interruzioni, sguardo rivolto verso il basso, gesti nervosi
  • controllo/dominio: parlare ad alta voce e/o velocemente, interrompere, sguardo diretto, gesti imperiosi

Per quanto riguarda i contenuti, invece, è fondamentale avere presenti:

  • struttura e contenuti: la presentazione va strutturata definendo l'approccio (top-down o bottom-up) e definendo un'agenda di lavoro
  • obiettivi: personali, dell'audience, livello di expertise dell'audience

Alcune regole d'oro:

  • non utilizzare più di cinque messaggi chiave
  • assicurarsi che i messaggi chiave siano allineati agli obiettivi
  • non fare ripetizioni inutili
  • usare materiali di supporto che riescano a stimolare l'attenzione
  • esponi partendo dal messaggio più semplice a quello più complesso

Soprattuto: crea il tuo stile rinforzando i tuoi talenti e prestando attenzione alle tue aree di miglioramento!

 

28 novembre 2011. Primo incontro del modulo di Public Speaking

Fabriza Neri, coach e trainer si occupa di consulenza nell'ambito direzionale e delle risorse umane con una lunga esperienza formativa nel campo della comunicazione è il docente del modulo di public speaking.

La serata è iniziata immediatamente con una esercitazione pratica nella quale ciascuno dei partecipanti ha avuto modo di confrontarsi in prima persona con la platea presentandosi e descrivendo brevemente il proprio percorso di studi e una propria passione. Da questo abbiamo potuto trarre alcuni spunti iniziali per parlare della comunicazione.

La comunicazione è adeguata se ho ben chiaro:

  • obiettivo della comunicazione
  • contesto nel quale si comunica
  • target, ovvero il nostro pubblico
  • noi stessi per cui dovremo trovare gli aspetti su cui siamo più e meno potenti e decidere quali potenziare

Per parlare di comunicazione occorre sempre tenere presente che essa è circolare. Infatti non è solo A che parla a B, ma anche B che parla ad A e non si riesce a distinguere da dove la comunicazione è cominciata, ed è per questo che da entrambi dipende l'efficacia della comunicazione stessa. Non solo nella comunicazione uno a uno, ma anche nella comunicazione uno a molti, ovvero nel public speaking.

L'efficacia di una comunicazione si basa non solo sul contenuto della comunicazione stessa (cosa dico) che pesa per il 30%, ma soprattutto sul modo con cui comunico (come lo dico) che pesa nel destinatario per il 70%. Analizzando la parte non verbale, ovvero il 70% del "come", si possono distinguere gli aspetti del linguaggio del corpo e della voce (prosodica).

Nel linguaggio del corpo si distinguono: sguardo, espressione del volto, gestualità, postura, atteggiamento, ritmo, prossemica e ritmo. Rispetto alla voce possiamo individuare come parametri principali: volume, tono, timbro, ritmo.

Per ricapitolare tutto quanto visto abbiamo concluso la serata con un'altra esercitazione pratica: divisi in gruppi abbiamo dovuto organizzare la presentazione di un viaggio di nozze ad una potenziale acquirente accompagnata dai propri parenti.

 

21 novembre 2011 ore 21. Alfredo Cazzola ospite FIRE

Alfredo Cazzola, ha la prima esperienza internazionale della sua vita a diciotto anni quando si trasferisce in vari paesi del centro-nord europa per lavorare. Rientra in Italia quattro anni dopo e fonda, a soli 22 anni, un'azienda di allestimenti fieristici. Questa nel giro di pochi anni grazie all'espansione del comparto fieristico che si ebbe negli anni '70 raggiunge rapidamente la ragguardevole dimensione di 110 dipendenti e diventa punto di riferimento di centinaia di aziende in Italia che si stanno aprendo a queste manifestazioni.

All'inizio degli anni ’80 la decisione di entrare nel settore dell’organizzazione di fiere. Cinque anni prima era nato il Motor Show sulla scia di altri saloni internazionali, ma dopo i primi successi i soci fondatori erano intenzionati a vendere il marchio e il format della manifestazione. Da quando questo è stato acquistato da parte della società Promotor di Alfredo Cazzola la crescita del salone è stata esponenziale fino ad arrivare ad inizio degli anni ’90 a 870 mila visitatori paganti.

In quegli anni il gruppo FIAT che organizzava il Salone dell’auto di Torino chiese a Promotor di organizzare anche il salone dell’auto di Torino. Così l'azienda di Alfredo Cazzola diventa l’organizzatore dei due saloni dell’auto Italiani in competizione con quelli di tutto il mondo: Parigi, Francoforte, Tokyo, Detroit e molti altri ancora. La decisione fu quella di lasciare il Motor Show come salone mass market (con oltre 1 milione di visitatori e oltre 300mila mq di superficie occupata), e porre Torino come salone dello stile dell’auto coinvolgendo i più importanti designer italiani. La scommessa fu vincente in quanto le due manifestazioni crebbero fino ad arrivare a 1,8 milioni di visitatori/anno.

Fino a qui l'avventura imprenditoriale, nella quale si inserisce una felicissima parentesi sportiva iniziata nel 1991 quando un amico mette Cazzola in contatto con l’avv. Porelli, storico presidente della Virtus Pallacanestro. Da qui inizia il decennio d'oro di Basket City e della Virtus guidata da Ettore Messina che dal 1992 ai primi anni 2000 ha vinto dominando incontrastata sui campi da basket di tutta europa.

Tornando alla storia imprenditoriale Alfredo Cazzola alla fine del 2006 Promotor aveva attività su 22 manifestazioni fieristiche specializzate nelle città di Bologna, Torino, Milano, Rimini, Genova e Roma le quali generavano oltre 2,2 milioni di visitatori/anno. In quel periodo si era tentata una quotazione in borsa che sarebbe stata il naturale passo evolutivo della società, ma alcuni fattori di contesto ne avevano pregiudicato un esito positivo, per questo nel luglio 2007 Promotor viene ceduta al gruppo GL Events quotato alla borsa di Parigi.

Dovendo sintetizzare la propria esperienza professionale Alfredo Cazzola conclude dicendo che la caratteristica fondamentale è stata "la capacità di ricominciare molte volte in mondi che non conoscevo sfidando me stesso per trovare la strada più giusta per avere successo in ogni contesto".

 

7 novembre 2011 ore 21. Secondo incontro del modulo di Leadership

Enrico Illuminati, medico, dal 2002 si occupa di coaching, da quando l'incontro con un coach lo ha illuminato. Ora è Executive Coach PCC, uno dei maggiori esperti in Italia di Intelligenza Emotiva. Tema della serata è stata la Leadership secondo i paradigmi dell'intelligenza emotiva.

La domanda di partenza è: cosa ci fa dire che una persona ci attira, che vorremmo seguirla? Per rispondere dobbiamo capire che i comportamenti delle persone sono molto profondamente determinati dai valori personali. Dunque il leader è colui il quale sa essere consapevole di sé e degli altri e sa cosa fare di questa consapevolezza.

Consapevolezza nel riconoscere che i comportamenti sono determinati da pensieri ed emozioni generati a loro volta dai propri valori. Essere padroni e consapevoli dei propri valori e dei valori di fondo degli altri è un requisito essenziale del leader che deve anche sapere valorizzare le persone andando a rispondere al bisogno di riconoscimento che ciascuno di noi ha nel fondo di se stesso.

La differenza tra leader e manager? Il leader è anche colui che dà la visione, che sale sull'albero e vede la direzione da seguire, dove il team o l'organizzazione debbono andare, il manager è colui il quale esegue e organizza la struttura sulla base della visione del leader.

Cos'è l'intelligenza emotiva? Già dagli anni '20 del Novecento esisteva il concetto di intelligenza sociale, inteso come la capacità di comunicare e stare con gli altri, ma è nel 1996 che Daniel Goleman teorizza compiutamente questo concetto nel suo libro "Intelligenza emotiva".

Secondo Goleman l'intelligenza emotiva si divide in intelligenza intrapersonale che è la consapevolezza di sé, la capacità di automotivarsi e di gestire le proprie risorse anche sotto stress e l'intelligenza interpersonale rappresentata dalla consapevolezza degli altri e delle loro emozioni e dalla capacità di gestire le relazioni (empatia, gestione del conflitto con gli altri e fra gli altri, creare relazioni vincenti e produttive). Per questo l'intelligenza emotiva è legata strettamente alla leadership!

JCA ha aggiunto al modello di Goleman due elementi: la considerazione di sé e la considerazione degli altri come basi dell'intellgenza emotiva. Queste a loro volta generano le quattro posizioni esistenziali dell'analisi transazionale, tra le quali quella vincente è quella in cui ho la giusta consapevolezza e stima di me e dell'altro.

In conclusione abbiamo dunque compreso quanto un Leader che abbia una buona Intelligenza Emotiva sappia ispirare e coinvolgere il cuore e la mente delle persone, riconoscendo il loro valore e permettendogli di esprimerlo.

 

24 ottobre 2011. Inner Leadership con Andrea Falleri

Andrea Falleri, laureato in Ingegneria, è stato il relatore del primo incontro di leadership. E’ dal 2006 coach professionista per dirigenti, manager, imprenditori, atleti ed allenatori sportivi. Le sue aree di intervento riguardano lo sviluppo della leadership, la comunicazione interpersonale, il change management, il team building, il team working, work life balance, training di coaching per la leadership.

Innanzitutto abbiamo cercato una definizione di leadership. Ciascuno dei presenti ha elencato una caratteristica del leader, poi ci siamo confrontati per cercare di trarre da questo elenco una formulazione sintetica. Alla fine il relatore ha proposto la propria definizione: "Leadership è la capacità di ispirare, valorizzare e responsabilizzare sé e gli altri con lo scopo di realizzare un obiettivo ambizioso nella consapevolezza del sistema in cui viviamo".

Poi abbiamo analizzato lo “spazio” della leadership, così come viene definito da Robert Dilts, uno dei padri della PNL. Lo spazio della leadership di divide in quattro ambiti: sé, obiettivo, altri soggetti coinvolti, sistema. Questo distinguo è stato fondamentale per definire con precisione l'ambito della serata: l'ambito del "sé", ovvero le qualità, le abilità personali del leader: l'inner leadership.

Padre della inner leadership è Timothy Gallwey, un allenatore di tennis, che ha scritto il libro The inner game of tennis, dal quale abbiamo tratto l'affermazione: "L’avversario che c’è nella nostra mente è molto più forte di quello che c’è dall’altra parte della rete".

Successivamente l'equazione del potenziale ci ha dimostrato come le performance di ciascun individuo siano sempre inferiori al potenziale che quell'individuo può esprimere a causa di interferenze (interne ed esterne) che limitano la persona nell'espirimere tutte le proprie potenzialità.

Grazie al focus of attention - che è stato anche oggetto di un gioco pratico fatto da alcuni dei presenti - possiamo avvicinare le performance al nostro potenziale, limitando le interferenze viste nell'equazione del potenziale, che naturalmente ci sono in ogni nostra azione.

 

10 ottobre 2011. Fedele Pascuzzi, partner PricewaterhouseCoopers

Il primo incontro del nuovo anno accademico vede un ospite d'eccezione: Fedele Pascuzzi, partner di PricewaterhouseCoopers Advisory, che ha richiamato una platea di circa 50 ragazzi che hanno ascoltato interessati l'intervento e hanno posto molte domande al relatore.

Di cosa si è parlato? L'occasione di avere come ospite un partner di una delle più prestigiose società di consulenza a livello mondiale specializzato nel restructuring, ovvero nel risanamento finanziario delle aziende ha consentito di toccare molti temi economici tra i più diversi spaziando dalla crisi economica alle opportunità del mondo del lavoro per i giovani, dal declassamento dell'Italia da parte delle agenzie di rating alla differenza tra la realtà aziendale e quella della consulenza.



Inoltre il dott. Pascuzzi è stato curatore fallimentare per l'Italia di Lehman Brothers, cosa che gli ha consentito di vedere da vicino i meccanismi della crisi che ha colpito drammaticamente l'economia mondiale a partire dal 2007 e di raccontarci quindi dall'interno del sistema come questa si sia generata.

Ma facciamo un passo indietro. La carriera di Fedele Pascuzzi inizia nell'anno 1992 con una laurea in Bocconi e l'ambizione di occuparsi di M&A (Mergers and Acquisitions), ovvero di tutte quelle operazioni di acquisizione e fusione di aziende che richiedono l'intervento di consulenti per valutare come procedere nel modo ottimale. Tuttavia la crisi economico-politica di Tangentopoli quell'anno fa sì che vi siano maggiori possibilità di inserimento in realtà che si occupano di financial restructuring, ovvero di ristrutturazione finanziaria di aziende.

Ampia parte della serata è dunque stata dedicata a questo tema. Nella ristrutturazione finanziaria si opera rimodulando il passivo di un'azienda che non riesce più a fare fronte con regolarità ai propri debiti proponendo agli interlocutori interessati, principalmente le banche, un diverso piano di rimborso dei debiti in essere. Proprio la molteplicità degli interlocutori e i differenti interessi e rapporti di forza in campo rende questo tipo di operazioni complesse e altamente delicate.

Inoltre queste operazioni sono particolarmente difficili da portare avanti in periodi di crisi per due ragioni: la difficoltà non è solo dell'azienda che entra in ristrutturazione, ma a volte di tutto il comparto o del paese intero rendendo più difficile il buon esito dell'operazione; in secondo luogo perchè in periodi di crisi le banche sono meno disposte a rinegoziare i debiti e a fornire quel plus di liquidità necessario a concludere positivamente il piano di risanamento.



Online il report delle attività dell'anno accademico 2010/2011

   
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